Caltanissetta

Caltanissetta

Location

Caltanissetta La città sorge fra tre colli (Sant’Anna, Monte San Giuliano e Poggio Sant’Elia) che, disposti ad arco, formano una conca entro la quale si sviluppa parte del centro storico e tutta la zona meridionale. Immersa nelle riserve naturali siciliane, la città di Caltanissetta offre un viaggio alla riscoperta della natura. Ben sette le riserve naturali che si trovano in questa provincia nel cuore della Sicilia. Inoltre è possibile perdersi nel passato tra le varie culture che hanno lasciato testimonianza del loro passaggio: greci, arabi e borboni.

Gela è il centro archeologico più importante della provincia e uno dei maggiori dell’intera Sicilia. Nel suo territorio si trovano tre grandi aree archeologiche (Acropoli, Capo Soprano e Terme ellenistiche, Emporio Greco) e una miriade di siti non attrezzati ma di grande interesse storico-archeologico (ad esempio Manfria, Bitalemi, Stazione vecchia, piazza Calvario, Grotticelle, Piano Notaro, etc.).

San Cataldo a pochi km, i resti di una città antica di età protostorica, del VII secolo a.C., ellenizzata dal VI secolo a.C. Notevole la necropoli con centinaia di tombe dal ricco corredo. I reperti sono nel Museo Archeologico Regionale di Gela.Milena: sul Monte Campanella, a sud-ovest dell’abitato, tombe a tholos tra XII e X secolo a.C. Sulla collina di Serra del Palco, tracce di insediamenti umani del Neolitico.

Da visitare i diversi castelli presenti nella provincia di Caltanissetta: Il Castello di Butera, esisteva già nell’854 ed era di proprietà dell’emiro Alaba; nel XII secolo divenne dei Normanni che, vinta dopo 30 anni la lotta coi Saraceni, se ne impossessarono e lo ampliarono. Originariamente era costituito da quattro torri poste ai lati di un’ampia area fortificata; oggi presenta un torrione quadrangolare alto 36 metri, abbellito da bifore di stile catalano con pilastrini e capitelli. Il castello ha ricchi interni ornati di sculture ed esternamente la sua eleganza la si deve soprattutto alla bifora che spicca sul lato che guarda la piazza. Il maniero, a differenza di tutte le fortezze di Caltanissetta che sorgono in campagna, si erge nel bel mezzo del centro abitato.

Il Castello di Mussomeli, venne fatto costruire tra il 1364 e il 1367 su volere di Manfredi III Chiaramonte, dopo aver ottenuto la Signoria di Castronovo e Mussomeli. Nel 1374 il maniero ospitò il re Federico III re di Sicilia. Dopo che Ottavio Lanza, figlio di Don Cesare, sul finire del XVI secolo lasciò definitivamente il castello, la fortezza venne utilizzata come carcere e poi abbandonata del tutto. Da allora il castello non venne più toccato, nè rimaneggiato, restando con il suo impianto feudale e congelato per tre secoli, senza l’offesa di una trasformazione manieristica e barocca. Qualche muro crolla col tempo, pietre e marmi vengono rubati, crolla il solaio della sala dei baroni: così lo vede un turista d’eccezione che arriva nei primi del XX secolo, il kaiser Guglielmo II Hohenzollern; poco dopo l’architetto Ernesto Armò lo restaura su volere del principe di Trabia. Oggi il maniero è in buono stato di conservazione e, al suo interno, è assolutamente da non perdere il salone d’onore dalla caratteristiche volte a crociera. Inoltre, tra le 200 fortezze presenti in Sicilia, è senza dubbio la fortezza più inaccessibile ed inespugnabile.

Il Castello di Falconara, venne fatto costruire presumibilmente nel XIV secolo, dato che documenti testimoniano che nel 1392 Martino I d’Aragona lo diede in dono al fedele Ugone Santapau. Il maniero sorge in una posizione magnifica su di un promontorio roccioso a picco sul mare, affacciato sul Golfo di Gela e deve il suo nome al bel rapace utilizzato nella caccia col falcone, sport nobile amatissimo in epoca svevo-normanna. La fortezza presenta una solida torre quadrata, facente parte della struttura più primitiva, sormontata da merli e che si dice accogliesse proprio un allevamento di falconi da caccia. Dopo la famiglia Santapau, il castello passò di proprietà in proprietà, dai Branciforti al tedesco conte Wilding nell’Ottocento, per finire ai Chiaramonte Bordonaro nel 1848 col Barone Antonio Chiaramonte Bordonaro. A metà del XIX secolo il castello venne ampliato con un nuovo corpo di fabbrica, diventando così un’elegante residenza nobiliare quale si presenta ancor oggi.

Il Castello di Delia, ha origini molto antiche in quanto si presume esistesse già all’epoca del dominio degli Aragonesi, che lo rimaneggiarono ed ampliarono durante la loro permanenza in Sicilia (dal 1000 alla seconda metà del 1400). Si tratta di una fortezza imponente per dimensioni e architettura, ultimo baluardo difensivo sulla strada che collega Catania ad Agrigento. Il castello, noto anche col nome di Castellaccio, si erge in posizione strategica su di un colle di rocce calcaree e di esso attualmente si possono ammirare i ruderi medievali solo dall’esterno. Si presume che anticamente il maniero si estendesse per tutta l’ampiezza della collina e si elevasse per più piani.

Il Castello di Garsiliato, è posto su una montagna a 354 metri di altezza, 6 chilometri ad est di Mazzarino. Il suo nome deriva dal termine “Arx Saliatum” che significa “castello dei Saliati”, i 12 sacerdoti di Marte istituiti dal re Numa Pompilio; ed infatti un tempio di Marte, salvato dalle invasioni arabe e trasformato in chiesa dai Normanni, si trova proprio accanto al castello. Il maniero ha origini antichissime, si presume antecedenti al Mille, e dalla gente locale è conosciuto anche col nome di ‘U Cannuni. La fortezza, la cui ubicazione era senz’altro rilevante nei confronti del villaggio che sorgeva ai suoi piedi, perse ogni funzione strategica con la costruzione del vicino abitato di Mazzarino. Di quel villaggio oggi non v’è più traccia e pochi sono invece i resti del tempio. Attualmente del castello restano solo pochi elementi architettonici, il più importante dei quali è una mensola angolare sulla quale scaricavano le volte, mentre le rovine fuori terra permettono una lettura ricostruttiva parziale di quello che doveva essere l’antico impianto.

Il Castello Svevo di Gela, noto anche come Castelluccio, venne fatto presumibilmente erigere in epoca normanna in quanto la menzione più antica del Castelluccio risale ad un atto di donazione del 1143, anche se diversi storici attribuiscono la sua costruzione al XIV secolo. Costruito in parte riutilizzando i blocchi di calcare bianco e calcarenite gialla del muro greco di Caposoprano, presenta un raro rigore formale nella definizione generale e nei particolari architettonici. Il maniero svetta sulla cima di una collina in arenaria ed oggi architettonicamente ciò che colpisce di più sono le torri quadrangolari che rafforzano due degli angoli dell’impianto. Purtroppo il castello non si presenta in buone condizioni in quanto seriamente dannegiato dopo i bombardamenti della II guerra mondiale.

Il Castello di Pietrarossa a Caltanissetta. L’origine di questo fortilizio, che ebbe grande importanza strategica nel medioevo, si perde nelle nebbie della storia, forse della preistoria: taluni lo giudicano opera dei Sicani o dei Siculi, ma quest’opinione non ha fondamento; altri ritengono che fosse già esistente in epoca romana; altri ancora lo attribuiscono ai Saraceni. Questi certamente vi ebbero stanza e ne furono cacciati dai Normanni che, misero mano alla struttura, tant’è vero che le prime notizie storiche sull’esistenza di un castello a Caltanissetta risalgono a quell’epoca. Da allora, al grandioso Castello – che aveva tre torri, su tre rupi formanti alla base un’unica roccia accessibile solo dalla parte di occidente – furono legate le vicende della città e dell’intera Sicilia Il Castello crollò improvvisamente la notte del 27 febbraio 1576. Quel che ne rimane è ben poca cosa: una vedetta incavata nella viva pietra, un piccolo arco romano con sopra una feritoia, una cisterna. Tuttavia, gli eloquenti ruderi furono dichiarati monumento nazionale.

Sports and nature

Sports and nature La Riserva Monte Capodarso e Valle dell'Imera Inferiore si esplora seguendo il corso meridionale del fiume Imera, tra le falde del Monte Capodarso e del Monte Sabucina, entrando a stretto contatto con un contesto archeologico e naturalistico di rara bellezza. Sono allora due gli itinerari guidati nella natura della Sicilia che portano gli appassionati di trekking e ecologia alla scoperta degli angoli più nascosti della Riserva Monte Capodarso e Valle dell'Imera Inferiore, itinerari che si possono percorrere a piedi, seguendo gli esperti dell'Associazione Italia Nostra. Camminando infatti in questa rigogliosa area della provincia di Caltanissetta, territorio considerato il vero cuore della Sicilia, si scoprono le particolarità della Riserva Monte Capodarso, area che vede la compresenza di zone archeologiche, masserie e miniere di zolfo. Gran parte della Riserva Monte Capodarso, fin da tempi antichi, è stata sede di deposizione di sali e di microrganismi che hanno dato origine a rocce tenere e facilmente scavabili. Ed è proprio la competenza delle guide dell'Associazione Italia Nostra che consente a chi ama percorrere a piedi questo genere di itinerari di ammirare, a due passi dall'antico centro di Caltanissetta, il selvaggio corso dell'Imera meridionale, particolare 'corridoio ecologico', in quanto luogo di migrazione primaverile ed autunnale di tante specie di uccelli bellissimi, dall'airone cinerino alla folaga, dal falco di palude all'albanella reale. Tra gli animali terrestri che si possono osservare nella Riserva Monte Capodarso ci sono poi il gatto selvatico, l'istrice, la donnola e la volpe, mentre, tra i rettili, si scopre il 'colubro di Esculapio', serpente inoffensivo ma lungo anche due metri. La riserva naturale integrale Lago Sfondato, affidata in gestione a Legambiente, è stata istituita nel 1998 dalla Regione Siciliana per tutelare un ambiente di notevole interesse geologico e per studiare la morfologia e l'idrologia carsica del lago. La Riserva Naturale ricade in un più vasto comprensorio di grande interesse naturalistico. Ci si riferisce in particolare all’area di Monte Mimiani, alle Rupi di Marianopoli, alle Serre di Chibbò, alla dolina di Monte Trabona ed al corso del Torrente Stretto e del Fiume Salito. Si tratta di un eterogeneo complesso collinare inciso da valloni e torrenti (il più grande fra questi è il fiume Salito), con i caratteri tipici della formazione gessoso-solfifera dell’entroterra siciliano: a tratti aspri ed accidentati si alternano tratti variamente inclinati che si fondono in superfici pianeggianti più o meno ampie. La Sughereta di Niscemi insieme a lecci e roverelle, sono rappresentati gli arbusti tipicamente sempreverdi della macchia-foresta mediterranea. Il magnifico bosco del passato è ormai un ricordo, ma restano ancora ambienti interessanti dove si trovano il lentisco, il carrubo, l'olivastro, il mirto, il corbezzolo, la fillirea e la palma nana. Il sottobosco ricco e luminoso è popolato da una fauna diversificata che annovera il gatto selvatico e la volpe; ghiri e topi quercini. Nel bosco nidificano piccoli silvidi, il picchio rosso maggiore e l'upupa.

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